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Stefano Arienti, cielo azzurro, 2005, collage e poster strappati

Quando penso ad un’immagine, non posso pensarla indipendentemente da ciò che essa è come oggetto. L’immaterialità di un’immagine é pericolosa, perché fa crederle innocue. L’iimmagine é una cosa, materia.
Stefano Arienti, 1994

 

photos Kent Rogowski

Love = Love

Quando è amore, è amore. Capita così che le tessere di un puzzle riescano ad unirsi a quelle di un altro – nonostante fossero nate per un’unica e sola combinazione – dando vita a paesaggi nuovi improbabili e fantastici.

Per saperne di più, andate al sito dell’artista.

La mia tesi sugli animali antropomorfi inventati e asserviti alla pubblicità mi porta a confrontarmi con il rapporto che abbiamo instaurato noi uomini con la natura e immancabilmente ad un passo tratto dal libro Mythologies di Roland Barthes. Il testo parla di cultura della ornamento, argomento ispirato da una rubrica dedicata alla cucina del mensile femminile Elle. Nella cucina ornamentale la categoria sostanziale è data dal ricoperto ed in effetti nelle fotografie che accompagnano le ricette i piatti sono ricoperti, addobbati per attrarre la vista e far venire l’acquolina in bocca già dal primo sguardo. Cucina della vista. Elle veste i piatti, traveste gli elementi naturali necessari alle ricette e li restituisce sotto nuova forma. In questo senso l’ornamentazione serve a fuggire la natura e a ricostruirla tramite artificio.

photo from Elle Magazine site

Oggi nel sito Conscientious ho trovato consigliato il lavoro dell’artista americano Jason De Marte. I suoi fotomontaggi fatti di elementi naturali, vettoriali e prodotti farmaceutici, indagano sul gap esistente tra uomo e natura, da cui secondo De Marte ci allontaniamo attraverso una rappresentazione innaturale della natura stessa per abbracciare il mondo del consumo.

Photos © Jason De Marte

 

La fotografa Alex Prager dice che le sue foto nascono dalla sua città, Los Angeles, una città quasi monotona, dal cielo sempre blu. Ogni scatto è costruito e profondamente studiato, le figure (tutte femminili, belle e dalle espressioni congelate) sembrano provenire da uno strano passato, ci appaiono quasi conosciute, immortalate in un momento che riconosciamo familiare. Ha cominciato a fotografare dopo aver visto una mostra di Eggleston e se si osservano i lavori l’ispirazione si vede, mixata a qualcosa di Cindy Sherman, di Philip Lorca di Corcia, delle riviste di moda e ai film anni ’50. Alex è tra i talents della competition indetta da Foam del 2010. Il numero con tutti i vincitori uscirà il 9 settembre.

photos © Alex Prager

una 35 mm olympus per scattare una foto al giorno, o qualcosa in più.

E così un altro album a ricordare il lavoro di Stephen Shore, un foto diario di amici, la propria ragazza, vacanze, una partita di polo in bicicletta, il mare, letti sfatti, mattinate soleggiate e insegne notturne, case e roulotte… non manca nulla.

photos © kyle scully

http://playwithfire.tumblr.com/

“Don’t be afraid to be serious, funny, poetic, mysterious, absurd, political, theoretical, heretical, whimsical, formal, conceptual, personal, controversial, ordinary, contradictory, open ended, earnest, incomplete, ironic, rock-solid, casual, informative, committed, scholarly, punkrock, romantic, realistic etc. Most of all don’t be afraid to be yourself.”

Paul Elliman

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