Le donne dell’etichetta Touch a Berlino

Il CTM 12 Festival si è concluso domenica con un concerto organizzato dagli artisti dell’etichetta britannica Touch.

Immaginate di non sapere bene dove state andando e di raggiungere il luogo di corsa – perchè abbandonata l’Italia, non ho perso certe mie cattive abitudini, ma soprattutto per distrarmi dai -20°. Bene, il luogo interessato, Passionskirche a Marheinekeplatz, a cavallo tra Kreuzberg e Friedrichshain, è una chiesa evangelica costruita nei primi del novecento che oltre a servire le rituali funzioni religiose, viene spesso e volentieri affittata per concerti, mostre, conferenze, letture… Ho scoperto che negli anni è stata infatti meticolosamente restaurata per migliorare le sue prestazioni: l’altare è diventato un palco mentre un nuovo impianto acustico e speciali intonaci migliorano ulteriormente la resa sonora.

Varcata la soglia, mi son trovata al buio affianco a centinaia di persone che se ne stavano sedute e in silenzio come se stessero assistendo alla messa. Erano illuminati il crocifisso dietro all’altare e l’organo, posto sopra l’altare. Il concerto è durato 4 ore, si sono susseguiti diversi musicisti dell’etichetta, alternando stili e strumenti musicali, analogici (organo, pianoforte e violoncello) e digitali.

Nonostante la bravura dell’intero gruppo, mi sento di consigliarvi l’ascolto delle due giovanissime compositrici di cui mi sono letteralmente innamorata quella sera, Jana Winderen e Hildur Gudnadottir. Jana è norvegese e nelle sue produzioni palesa un passato di studi di matematica e chimica. L’impressione, ascoltandola, è di un documentario naturale sonoro: attraverso suoni campionati e altri sintetizzati riesce a farvi immaginare immersi sotto all’oceano, come al centro della terra, dove d’un tratto diventano profondi e vibranti rumori naturali cui abitualmente non prestiamo la minima attenzione.
Hildur invece è una compositrice islandese. Il brano eseguito – che ho visto dal sito in fase di registrazione – è stato incantevole, letteralmente: in venti minuti ha ipnotizzato tutti i presenti servendosi di un computer con cui trasmetteva la sua voce preregistrata e cio che suonava al momento. Le parole che si moltiplicavano e sovrapponevano assieme alla melodia del violoncello han messo in scena un canto sussussato, caldo, forte ed intenso.

Trovate il tempo di ascoltarle, meglio, se vi capitasse l’occasione, dal vivo.

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