ahi ahi ahi ahi ahi (sì, come il vecchio payoff delle pubblicità Alpitour)

Se il meglio del 2011 nel panorama fotografico italiano raccoglie quasi esclusivamente i soliti nomoni c’è più di qualcosa che non va…

(Sto continuando a seguire le risposte al post sul Blog di Marco Signorini)

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If the best of 2011 in Italian photography scene contains almost exclusively the usual “big ones” there is more than something wrong …

(I’m continuing to follow the responses to the post on the blog of Marco Signorini)

dialoghi fotogenico-sentimentali

Lontana dalle interviste visive di Paola Manfrin, mi sono trovata stasera davanti ad alcuni dialoghi visivi, in un contesto sentimentale e dal sapore dolciastro. L’effetto finale in Holga style mi lascia perplessa, ma finché leggevo del progetto dal sito, mi è piaciuto immaginarmi la ritualità che richiede la realizzazione di Double Image/Double Experience di Luisa Carcavale.
Ricevere una pellicola, non saperne i contenuti, caricarla al buio totale sulla macchina e scattarci sopra.
E’ sicuramente più autenico della rincorsa alla lomografia delle applicazioni per l’iPhone.

Ora, dovrebbe essere un dialogo, ma non è richiesta alcuna parola, tantomeno alcuna condivisione di un qualsiasi argomento di conversazione. Io faccio il mio, te lo passo e tu ci fai sopra quello che ti pare. Carico qui di seguito un duplice scatto, tra quelli visibili dal sito. Pittoresco e un po’ naif. Ma cosa cambia tra una fotografia dei nipoti sul comodino del nonno e una fantastica fotografia che ha vinto il World Press Photo?


© Valentina Marella / Luisa Carcavale

Far from Paola Manfrin’s visual interviews, I found this evening some visual sentimental dialogues. The final Holga style effect leaves me puzzled, but until I read from the project site, I liked the ritual that require the creation of Double Image / Double Experience di Luisa Carcavale.
To receive a film, not knowing the content, to load it in total darkness on the camera and click on.
It is certainly more authentic than the Lomography applications for iPhone.

Now, it should be a dialogue, but it doesn’t require any word, neither any sharing of any topic of conversation. I do mine, I step over and you’ll do what you want. Above a double shot taken from the site. Picturesque and a little naif. But, what does it change between a photograph of grandfather’s grandsons on his bedside table and a fantastic photograph that won the World Press Photo?

A proposito di “il meglio di…”

L’invito di Marco Signorini a dire la mia riguardo i “the best of 2011″ sulla fotografia italiana mi ha dato modo di alimentare il mio solito vecchio pensiero: non solo l’Italia sa di naftalina, ma lo stato in cui giace da noi la fotografia ha un che di spettrale. Salvo qualche piccolo (e prezioso!) caso, la fotografia è morta. Anzi, direi che proprio grazie a questi felici casi, la fotografia è bella che morta. Quindi, perchè no, viva la fotografia. (Niente di nuovo sotto il sole, visto che si parla pur sempre di luce…)

Per quanto mi riguarda,

1. miglior libro d’autore
- Elisabetta Benassi, All I remember, Nero

2. miglior saggio
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3. miglior mostra
- Little Big Press curata da 3/3
- New ducht storytellers, a cura di Rob Hornstra
(so che non è propriamente una mostra italiana, ma era allestita all’interno del Festival di Roma, e i tre progetti – di Anne Geene, Anna Dasovic e Willem Popelier – per quanto mi riguarda erano i più interessanti)

4. miglior progetto
Valerio Spada, Gomorrah girl
Claudia Rossini, N-Tupla
T-arte Tatin (blog e progetto curatoriale)

5. miglior evento/convegno/discussione
Ando Gilardi su Facebook (molto spesso stuzzicato da Michele Smargiassi – in Fotocrazia)

Leoftovers:

Tra i migliori progetti, aggiungo

Landscape Stories
Sara Emma Cervo, volevo fare solo la photoeditor

 

From Amateur To Professional

It is often said that a photographer with great work but no promotional plan will make less money than a photographer with average work and great promotion. So if you are trying to make a living in photography, promotion should be a priority.

Be aware of what others have done, study and understand what has worked and what didn’t for them, but don’t automatically try to copy their efforts. Your photography is what it is because you are unique. So should be your promotional efforts.

QT Luong – Terragalleria
via Photoeditor blog by Rob Haggart

Kussomat!

C’è chi sostiene che la modella che posò per l’Origine du monde di Gustave Courbet fu la giovane Joanna Hiffernan, altri non ne sono così sicuri perché il triangolo peloso più famoso della storia dell’arte è di un colore visibilmente diverso da quello dei suoi capelli.

 Chissà allora che sorpresa per questi critici se avessero potuto curiosare sotto alle tuniche delle patrizie romane o delle veneziane in epoca rinascimentale, abilissime nella decolorazione dei propri capelli.

 Chi sostiene ancora che pelo e capelli debbano essere necessariamente dello stesso colore forse non ha mai avuto la fortuna di capitare su Tumblr.

Una delle piattaforme più usate dai teens di oggi smaschera senza tante remore ogni giorno migliaia di chiome fuxia e turchesi, mettendo in mostra le vagine delle proprietarie, di cui le cosce non sono più interessate a trattenere alcun segreto…

 Le depilazioni da playmate americana o da ninfetta giapponese si arricchiscono di mille nuove idee per tinture e rasature, ma riescono con difficoltà a trattenere su di sè l’attenzione del/la mal/bencapitat* per qualche secondo in più rispetto ad un’altra colorata fotografia uploadata. Difatti, se per un uomo del medioevo le immagini che si potevano vedere nel corso di una vita erano anche meno di una decina e tutte di carattere religioso, ogni giorno io ne incontro un numero ben superiore solo di dettagli anatomici femminili.

Quello che mi incuriosisce però è il taglio, zoommato, iperealistico e maschile che in Courbet trovò un predecessore ma che del primo voyerismo oggi ha perduto ogni particolare. Le fotografie che incontro quotidianamente (e che raccolgo qui) mostrano vagine che per richiamare l’idea del calore familiare e femminile hanno necessità di mostrarsi umide, bagnate, toccate. Manca la sorpresa dell’istante intimo, la messa in scena precede lo scatto e toglie il sentimento nello sguardo. Non vi è alcuna carezza, neppure sessuale.

 Alle donne, svestite da secoli da una cultura pornografica diretta da uno sguardo maschile, toccherebbe il compito di ritrovarsi nel proprio corpo per poi riscoprire la bellezza dell’erotismo.

Liberate della tendina scorrevole – dietro cui inizialmente era stata nascosta anche la famosa tela, guardacaso nella stanza da bagno del suo primo collezionista – abbiamo continuato a fotografarcela rendendo pubblico un momento privato.

Ecco che l’ultima frontiera del femminismo nordico cerca proprio di far vedere alle donne di cosa son fatte: in una kussomat, una curiosa cabina fotografica, sedute coi riflettori che puntano dal basso, abbiamo la possibilità di fotografarcela nel più totale anonimato e di sbirciarci sotto alla gonna con uno sguardo diverso.

Le fotografie raccolte diventano materiale per il pubblico femminile e accompagnate dal motto di Kvinde kende din krop, invitano le donne a conoscersi un po’ di più.

Some argue that the model who posed for the Origin du Monde by Gustave Courbet was the young Joanna Hiffernan, others are not so sure because the color of the most famous furry triangle of art history is visibly different from that of her hair.

So, what a surprise for these critics if they could peep under skirts of noble Roman women or Venetian Renaissance ones, skilful in the discoloration of their hair!

 Who maintains that hair and pussy hair must necessarily be the same color may never have visited Tumblr.
One of the platforms most used by teens today unmasks every day without hesitation thousands of fuchsia and turquoise hair, showing the vaginas of the owners, whose thighs are no longer interested in holding any secrets …

From American playmates to Japanese nymphets, the depilations nowadays are enriched with thousand ideas for new dyes and shavings, but they find difficulties to hold attention more than another colored photo. In fact, if a man of the Middle Ages could see less than 10 photos about religious topics during his whole lifetime, each day I meet a far greater number of only female anatomical details.

What intrigues me, however, is well cut, zoom, and male iperealistic way to shot to them, that finds in Courbet a predecessor, but now is less voyeuristic. The photographs I see every day (and I collect here) that show vagina need to show it wet and touched to recall the idea of ​​familiar and feminine warmth. The surprise of the intimate moment is absent, the shot is staged. There is no caress, even sexual.

Women, for centuries directed by a male and pornographic gaze, need to discover their body again and then rediscover the beauty of eroticism.
Free from the sliding curtain – which even the famous painting initially had been hidden behind in the bathroom of his first collector – we have continued to shoot by making public a private moment.

That’s the last frontier of Nordic feminism: a kussomat, a curious photo booth, where we have the opportunity to photograph in total anonymity, sitting with reflectors that link from the bottom, and peeking under the skirt with a different look.

The photographs, accompanied by the motto Kvinde Kende din Krop, become material collected from women to women and invite women to know a little more themselves.


Audiorama on il Cantiere, Radio3

Audiorama is an electronic track that talks about photography.
It was made in collaboration between Claudia Rossini, Sergio Ratti and I.
If you are curious, listen here.
il Cantiere is on Radio3, tomorrow evening, at 07.00 pm.

Pier Paolo Fassetta, sulla fotografia ai tempi della webcam

Decidere di fermare un’immagine, scomporla, ingrandirla, intervenire su di essa mediante procedimenti di stampa, in parte manuali, significa ritornare a metodologie operative artigianali, non seriali, che nella loro rituale gestualità ci permettono di entrare nella dimensione di un tempo lento dove lo sguardo è libero di vagare  riconoscendo la dignità della memoria racchiusa in ogni singola  foto.

Pier Paolo Fassetta

Qui l’articolo.

- – - english translation – - ->

Decide to hold an image, to break down it, to enlarge it, to operate on it trough printing processes, partly manual, means turn back to handmade methodology, not serial ones, and in thier ritual gestures they allow us to entry on a slowly time dimension where our glance can wander knowing dignity of memory held in every single photo.

Fred Herzog, about photography

What we put into our pictures is not a smart idea. What we put into our pictures is our whole life and our whole intellectual discourse. Everything we know and everything we have done and everything that’s in our history goes into every single picture we take.
Fred Herzog, street photographer

via APhotoEditor
read the whole article here

Steve Sasson, the nowadays democratizer

Steve Sasson, the kodak researcher who gave birth to the ptototype of digital camera. He’s the father of commercially democracy.

///history of visual democracy\\\
1841 > The calotype (William Fox Talbot)

1888 > The first handheld roll film camera (George Eastman for Kodak)

1975 > the firt digital camera (Steve Sasson for Kodak)

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